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How to, Inspiration

Problem Solving e Team Building con Lego Serious Play

Venerdì 13 maggio presso l’associazione IMPARA DIGITALE  a Bergamo, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare al workshop Lego Serious Play tenuto da Daniele Radici. E’ stata un’esperienza stimolante che ha messo insieme persone di diversa età e con diversi percorsi lavorativi, e che ci ha regalato quattro ore di gioco creativo e produttivo. Tutto è nato da un post di Daniele pubblicato sul suo facebook: una domanda, tanta curiosità, tante risposte, la voglia di ritrovarsi per parlarne.

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Ma di cosa stiamo parlando con Lego Serious Play?

Cosa è successo in quattro ore di workshop? Parliamo di un metodo messo a punto a metà anni novanta dalla stessa LEGO con lo scopo di lavorare sul recupero dell’azienda. Dal 1995, con l’avvento dei videogiochi, la LEGO conosce una forte crisi che impone una revisione dell’organizzativo interno e delle strategie consolidate. Nel 1998, in questo clima di cambiamenti e nuove aperture, la LEGO avvia il suo sodalizio con il duo Johan Roos e Bart Victor, docenti presso la Business School di Losanna, che stavano già da un pò utilizzando i mattoncini LEGO nelle loro lezioni.

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Ecco come nasce Lego Serious Play, prima impiegato con il team LEGO  e poi portato esternamente. Nel 1999 Robert Rasmussen, proveniente dall’area ricerca e sviluppo per l’attività di formazione della LEGO,  vede affidarsi il compito di convertire l’approccio in un metodo formativo e di apprendimento per adulti. Nel 2001  inizia il processo di promozione e vendita, nel 2003 è ufficiale la denominazione Lego Serious Play, nel 2009 si passa ad un formato “open source”: da venti anni la ricerca continua, e da semplice metodologia formativa per l’organizzazione interna è diventata un metodo riconosciuto in tutto il mondo di valorizzazione del capitale umano.

 

Di cosa si tratta?

Di una metodologia che scioglie e accelera i processi irrazionali, comunicativi, decisionali e di problem solving. Perfetto per gruppi di lavoro oppure organizzazioni! Le quattro fasi che compongono il processo identificativo del metodo Lego Serious Play sono correlate, e si tratta di:

  1. LA DOMANDA (pose the question), a quale sfida devono rispondere i partecipanti al workshop. Ciascuno deve comprendere il suo compito per essere libero di sperimentare le varie soluzioni.
  2.  LA COSTRUZIONE (construct), il bagaglio personale di ognuno è necessario per iniziare e agevolare il processo manuale indispensabile per il pieno compimento                   dell’esperienza. Si costruisce così un modello, sia personalmente che in gruppo.
  3.  LA CONDIVISIONE (sharing), tutti devono raccontare e spiegare il loro modello, così da renderlo condivisibile dagli altri partecipanti e tenendo alto il coinvolgimento       di ogni componente.
  4.  LA RIFLESSIONE (reflect), i partecipanti vengono stimolati alla riflessione e all’ interiorizzazione di ciò che è stato detto e fatto dal e con il gruppo.

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Sette tecniche

Questo processo viene applicato alle “sette tecniche” che fanno da linea guida nella conduzione di un workshop LSP, quali:

  1. BUILDING A INDIVIDUAL MODEL, ossia la costruzione di un modello individuale in risposta alla sfida lanciata.
  2. BUILDING A SHARED MODELS, costruire un modello che derivi dalle soggettività di ognuno messe a confronto, e in cerca di una risposta condivisa ad una stessa domanda o sfida.
  3. CREATING A LANDSCAPE, si genera significato e nuove relazioni grazie alla creazione di “meta storie” che abbiano senso compiuto e che siano efficaci.
  4. MAKING CONNECTIONS, si creano connessioni fisiche tra modelli individuali, modelli condivisi, modelli per il landscape. A seconda del tipo di connessioni create (lunghezza, colore e altre) si deduce la natura dei legami e i suoi vari aspetti.
  5. BUILDING A SYSTEM, estensione del punto quattro, consente di ottenere uno scenario esemplificativo, nonché tridimensionale e plastico, del sistema in cui un gruppo o la persona operano ogni giorno. Vedere materializzate ansia, paure, aspettative, collaborazioni, aiutano a prendere maggiore coscienza di ciò che si sta vivendo., come fosse un terzo occhio.
  6. PLAYING EMERGENCE AND DECISIONS, è il gruppo che, ipotizzato un problema, individua le parti del modello che potrebbero essere attaccate e cerca di capire come queste potrebbero e/o dovrebbero rispondere. Questo si fa per elaborare diverse risposte organizzative adeguate che possono essere accettate da tutti.
  7. EXTRACTING SIMPLE GUIDES PRINCIPLES, si rendono formali principi e linee guida precedentemente individuati. Tutti devono idealmente firmare questa traccia, che come un vademecum fornirà risposte precise e già condivise per una più rapida risoluzione.

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Uno per tutti

Il metodo appare come altamente democratico, in quanto ritiene indispensabile il contributo di ognuno. La conoscenza individuale, il bagaglio personale, vanno a comporre la conoscenza organizzativa e si risponde anche alla volontà comune di partecipare soggettivamente alla creazione di un progetto. Il gioco meglio di altri mezzi soddisfa questa esigenza di contributo ed influenza, e tiene alto il coinvolgimento del team. Non a caso la maestra elementare Alycia Zimmerman ha pensato ad un nuovo sistema per insegnare la matematica ai piccoli: utilizzare i LEGO, realizzati con unità di misura di facile numerazione.¹

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E’ necessario rivedere la nostra eccessiva considerazione verso l’interazione di tipo verbale, la quale segna troppo marcatamente il territorio tra attivi e passivi. Non ci sono opinioni irrilevanti o persone che non hanno nulla da dire, ma ci sono metodi e approcci sbagliati che non valorizzano o non sanno far emergere quei contributi che invece potrebbero portare a delle svolte. Pensiamo invece che il metodo LSP attiva il 100% d’attenzione dei partecipanti. Ovvio che, manager e dirigenti per primi, devono tutti aprirsi al confronto e sciogliere le inibizioni di qualsiasi tipo.

 

Quali sono i vantaggi significativi di questo percorso?

  • Si avviano processi di apprendimento più facili, rapidi. Risparmio di tempo, risparmio di denaro.
  • Niente computer, presentazioni, slides. Si superano i vecchi metodi.
  • Con il LSP si apprende e si fa problem solving. Non manca nulla.
  • Si trovano subito piani di azione e soluzioni.
  • Tutti i sensi vengono coinvolti nel processo di apprendimento e problem solving: con il gioco si valorizzano le connessioni mani/cervello.

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E’ il facilitatore, ossia il coordinatore del workshop, che agevola l’applicazione del metodo e lo tiene monitorato. Non sostituisce il partecipante nella sua personale ricerca della soluzione, ma lo aiuta a riconoscere le proprie capacità e a seguire la strada di ricerca precedentemente tracciata.

 

Seriamente

Giocare è una cosa seria, motivo per cui non basta amare i LEGO per essere dei facilitatori o degli studiosi del metodo. LSP, nato da un momento di difficoltà per l’azienda LEGO, si è affermato come metodo che i problemi aiuta a risolverli, non senza l’impiego di tutte le forze e le persone che compongono un organizzativo. E’ sempre da una ricerca seria, da una seria partecipazione e da un serio impegno di tutti che si parte per rendere facile ciò che sembra difficile: rafforzare un team e i rapporti umani al suo interno.

 

Linkografia

1- Maestra usa i LEGO per insegnare in modo divertente la matematica